1. Obiettivo qualità: lo scenario del sistema Italia



Recupero di competitività attraverso la certificazione per la qualità


L'innalzamento della qualità del prodotto e del processo produttivo, in una fase di prolungata recessione come quella che il Paese sta registrando, può rappresentare se non una leva della crescita per lo meno uno strumento finalizzato a consolidare la capacità competitiva oggi fortemente sotto stress.

Gli investimenti crescenti in qualità del processo e soprattutto del prodotto vengono ormai largamente considerati come il fattore critico di successo delle 4 A del made in Italy, ovvero l'abbigliamento-moda, l'alimentare, l'arredamento-mobili e le apparecchiature meccaniche, a cui occorre aggiungere un altro settore di specializzazione, quello dei prodotti per l'edilizia e dei prodotti in vetro. Per questi comparti, che rappresentano attualmente il 45% dell'export nazionale, l'incremento delle vendite all'estero è stato continuo negli ultimi anni, come evidenzia il trend tra metà dell'ultimo decennio e oggi (fig. 1.1).
 

RAPPORTO ACCREDIA CENSIS 2011 - Figura 1.1Fonte: elaborazione Censis su dati Istat



Un ulteriore dato a cui si può fare riferimento per capire che le difficoltà del momento devono essere affrontate non abbassando il livello di attenzione sui sistemi che garantiscono qualità ma, anzi, investendo maggiormente su di essi è l'indice di specializzazione sui mercati esteri, migliorato negli ultimi anni nel comparto delle macchine per impiego generale, dei prodotti alimentari, dei prodotti in metallo, dei prodotti in legno e dei prodotti della stampa (fig. 1.2). Le ragioni di questo miglioramento sono ravvisabili in processi virtuosi diversi, come il miglioramento delle strategie commerciali, il rafforzamento delle reti di vendita, il maggiore uso di tecnologia innovativa, quindi, ancora una volta, un approccio ai mercati ed ai processi produttivi che potrebbe definirsi quality-oriented.
 
 

Fig. 1.2 - Indici di specializzazione* sui mercati esteri

RAPPORTO ACCREDIA CENSIS 2011 - Figura 1.2

(*) (Quota italiana delle esportazioni del settore iesimo sulle esportazioni mondiali del settore iesimo) / (Quota totale delle esportazioni italiane sulle esportazioni totali mondiali)
Fonte: elaborazione Censis su dati Istat



Gli Indici di qualità Censis-Accredia

Nell'ambito dell'Osservatorio Accredia, si è proceduto all'elaborazione di 4 indicatori sintetici di qualità in senso lato afferenti 4 diversi ambiti delle dinamiche economiche e sociali del Paese. Le 4 dimensioni riguardano:

a) il sistema produttivo;
b) l'offerta di servizi pubblici;
c) la qualità della vita;
d) la tutela e conservazione ambientale.

Ciascuna dimensione è stata analizzata attraverso una molteplicità di indicatori statistici ufficiali, opportunamente sintetizzati, osservandone la dinamica seguita tra il 2005 ed il 2010, con l'obiettivo di capire se i diversi ambiti presi in considerazione hanno registrato dinamiche di crescita contribuendo all'innalzamento della qualità del sistema Paese.

Ciascun indicatore sintetico di ciascuna dimensione è parametrato ad un sistema a 100, ovvero la regione con l'indicatore di sintesi più elevato e quindi con le performance migliori si attesta a 100, mentre performance inferiori sono contraddistinte da valori minori di 100.

L'indicatore di qualità del sistema d'impresa è il frutto della sintesi di 22 differenti variabili statistiche. Occorre dire che rispetto al benchmark posizionato sul 100, la media nazionale ha oscillato negli ultimi anni intorno ad un valore pari a 68/69, apprezzabile ma non eccellente (fig. 1.3.).
 

RAPPORTO ACCREDIA CENSIS 2011 - Figura 1.3

Fonte: elaborazione Censis su dati Istat, Infocamere, Ministero Sviluppo Economico, Accredia

Il ranking regionale, come prevedibile, pone al primo posto la Lombardia, notoriamente con un tessuto produttivo ed un'economia forte ed orientata all'innovazione, seguita da altre regioni nelle quali il sistema d'impresa ha sempre costituito un elemento di forza, ovvero il Piemonte, l'Emilia Romagna, il Veneto, cui si aggiunge il Lazio.

L'indicatore sintetico di qualità dei servizi pubblici è il frutto della sintesi di 15 differenti variabili. L'andamento negli ultimi anni è stato piuttosto discontinuo, con una flessione progressiva a partire dal 2007 il che indica un deterioramento dell'offerta di servizi pubblici (fig. 1.4).
 
 

RAPPORTO ACCREDIA CENSIS 2011 - Figura 1.4

Fonte: elaborazione Censis su dati Istat



Il ranking regionale configura la presenza di tre blocchi territoriali. Il primo, caratterizzato dalle performance migliori, vede al primo posto in assoluto la Lombardia, seguita da tutte le regioni del Nord-Est (tab. 1.2). Il secondo gruppo, caratterizzato da un livello qualitativo dell'offerta di servizi pubblici più che soddisfacente (e per lo più superiori alla media nazionale), comprende le restanti regioni del Nord e quelle del Centro. Su livelli più critici, rispetto al benchmark si pongono, invece, le regioni del Mezzogiorno.

L'indicatore di qualità della vita è il frutto della sintesi di 18 diverse variabili statistiche. I calcoli effettuati mettono in evidenza come tale indicatore assume un livello medio-alto nel Paese (più alto di quello riguardante il sistema produttivo e la qualità dell'ambiente), ma negli ultimi anni in leggera decrescita (fig. 1.5). Su tale trend incidono soprattutto i dati sul reddito e consumi delle famiglie e quelli relativi ai livelli occupazionali, come è noto in progressivo ridimensionamento nell'ultimo periodo.
 

RAPPORTO ACCREDIA CENSIS 2011 - Figura 1.5

Fonte: elaborazione Censis su dati Istat



Il benchmark a livello regionale è, come facile immaginare, rappresentato sempre dalle aree del Nord. In particolare, Lombardia e Friuli-Venzia Giulia registrano in eguale misura le performance migliori. A poca distanza segue il Trentino-Alto Adige, mentre su un secondo livello, comunque elevato, si trovano regioni come il Lazio, Emilia Romagna e Veneto.

L'indicatore di qualità dell'ambiente sintetizza 13 differenti variabili statistiche. Esso presenta un andamento piuttosto discontinuo negli ultimi anni, in crescita tra il 2008 ed il 2010. Il valore che l'indicatore assume è piuttosto contenuto, segnale che l'intensità del fenomeno, ovvero la sensibilità e le azioni nei confronti della tutela ambientale nel Paese, è ancora piuttosto limitata (fig. 1.6).
 

RAPPORTO ACCREDIA CENSIS 2011 - Figura 1.6

Fonte: elaborazione Censis su dati Istat



Marcata risulta la sperequazione dell'indice sintetico di qualità ambientale tra le regioni. La prima per comportamenti virtuosi risulta essere la Valle d'Aosta. Segue, a distanza, il Trentino-Alto Adige e poi con un nuovo gap abbastanza ampio le altre regioni. Relativamente all'aspetto della qualità ambientale, le regioni meridionali non sono sempre in fondo alla classifica (ad esempio, Molise e Basilicata si attestano rispettivamente al terzo e quinto posto), mentre all'ultimo posto troviamo il Lazio.


Gli effetti dei sistemi per la qualità attraverso i dati di bilancio

Al fine di approfondire gli effetti della certificazione di qualità sulle dinamiche del sistema produttivo si è proceduto al confronto dei dati di bilancio di due campioni, ciascuno composto da 1.000 imprese, il primo dotato di certificazione ISO 9001 ed il secondo senza.

I dati di bilancio di 1.000 imprese certificate confermano l'idea secondo la quale i Sistemi di Gestione per la Qualità favoriscono la razionalizzazione di alcuni processi aziendali, pur con molti distinguo. Diviene, così, possibile comprendere meglio sia le potenzialità che i limiti di tale strumento. In particolare, lo schema di seguito riportato indica gli ambiti per i quali le imprese certificate mostrano indicatori migliori delle non certificate e gli ambiti verso i quali la certificazione sembra avere un effetto neutrale (fig 1.7)
 


Fig. 1.7 - Effetti della certificazione ISO 9001 attraverso i dati di bilancio

RAPPORTO ACCREDIA CENSIS 2011 - Figura 1.7

Fonte: Elaborazione Censis su banca dati Aida



Nel confronto tra i due campioni, in sostanza, le imprese che dispongono di certificazione di qualità mostrano nel tempo migliori performance per ciò che concerne:

a) i livelli di redditività del capitale, degli investimenti e del fatturato;
b) gran parte degli aspetti legati alla gestione corrente, sia nella componente di formazione di liquidità operativa che nella gestione delle scorte e dei crediti commerciali.

Viceversa, le imprese certificate mostrano risultati relativamente meno brillanti per ciò che concerne due aspetti:
a) gli equilibri finanziari, ovvero la disponibilità di liquidità ed il suo costo;
b) le misure di produttività.

Per ciò che concerne le misure di redditività, particolarmente consistente risulta la differenza tra imprese certificate e non relativamente ad alcune misure quali il capitale prima delle tasse sul valore delle vendite, il Roi ed il Roe. Per alcuni anni, tra i due campioni, la differenza supera i 5 punti. Sulla gestione corrente la rotazione del capitale investito e del circolante lordo è generalmente maggiore nelle aziende con certificazione di qualità, quasi ad indicare livelli di business mediamente più alti e intensi rispetto ad imprese non certificate.

Infine, il quadro cambia se si considerano gli indici di liquidità. Le aziende prive di certificazione presentano rapporti migliori rispetto al campione di confronto, specie per ciò che concerne l'incidenza sul fatturato dei debiti con le banche ed il costo del denaro. E' vero anche che le aziende certificate si collocano comunque su valori fisiologici, ma non mostrano performance migliori del resto del tessuto produttivo. Il medesimo discorso vale per gli indici che misurano la produttività, sebbene la differenza sostanziale tra i due campioni riguarda solo i ricavi pro-capite. Per gli altri due indicatori considerati, ovvero il valore aggiunto pro-capite ed il costo del lavoro, le differenze sono minime.