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Cresce la certificazione delle professioni non regolamentate. Se ne discute anche a Bruxelles

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01 dicembre 2017

La certificazione rilasciata da organismi accreditati, tra le modalità individuate dalla Legge n. 4/2013 per qualificare i professionisti non iscritti a ordini o collegi, è alla base di profonde trasformazioni del mercato del lavoro.

Dall’Italia del posto fisso a quella delle nuove professioni. La fotografia del nostro Paese oggi è un’immagine a colori che gira sul web e ritrae designer, wedding planner, e-reputation manager e copywriter digitali e saluta la vecchia polaroid scattata di fronte alla firma di un contratto a tempo indeterminato.

Il connubio tra crisi economica ed era digitale ha portato alla nascita di tre milioni di professionisti non regolamentati da ordini o collegi. Quelli per cui 4 anni fa, nel 2013, è stata emanata la Legge n. 4 “Disposizioni in materia di professioni non organizzate” che disciplina tali professioni.

Dall’entrata in vigore della legge, massaggiatori, naturopati e chinesiologi, e, ancora, grafici, designer, pubblicitari, responsabili della sicurezza sui luoghi di lavoro, tributaristi, traduttori, fino ad arrivare agli amministratori condominiali e valutatori immobiliari, wedding planner, e-reputation manager e copywriter digitali, dispongono di tre sistemi per poter qualificare la propria professionalità: l’autodichiarazione, l’attestazione da parte delle associazioni di riferimento e la certificazione di organismi di parte terza, accreditati da Accredia, purché rilasciata in riferimento a una norma tecnica emessa da UNI (Ente Italiano di Normazione) che ne definisca i requisiti professionali. E solo questa certificazione accreditata garantisce che la verifica dei requisiti sia effettuata in maniera indipendente e imparziale. Con competenze esaminate e riconosciute da un ente terzo e imparziale e non sulla base di un’autodichiarazione.

“A queste figure professionali la normativa impone di evidenziare, in ogni documento e rapporto scritto con il cliente, il riferimento alla Legge n. 4/2013, che risulta applicabile proprio per la tutela della clientela e della fiducia che essa ripone nel professionista – spiega Emanuele Riva, Direttore del Dipartimento Certificazione e Ispezione di Accredia. Qualora questa disposizione non venisse rispettata, il professionista è soggetto a sanzione ai sensi del Codice del consumo, D. Lgs. n. 206/2005, in quanto “responsabile” di una pratica commerciale scorretta nei confronti del consumatore, con una sanzione amministrativa pecuniaria che va da 5mila a 500mila euro, secondo la gravità e la durata della violazione.”.

Un modo per tutelare maggiormente il consumatore che avrà maggiori garanzie su know how, competenza, qualità e sicurezza dei servizi erogati dai professionisti, ma che apporta dei vantaggi anche per il professionista che vedrà riconosciuta la sua certificazione sui mercati internazionali, in virtù degli EA MLA, gli Accordi internazionali di Mutuo Riconoscimento EA (European co-operation for Accreditation), riconosciuta dalla Commissione europea quale infrastruttura europea di accreditamento.

Ad oggi sono 46 gli organismi di certificazione accreditati da Accredia e oltre 200mila i professionisti certificati sotto accreditamento.

La regolamentazione delle professioni rimane in generale un atto volontario anche se per accedere ad alcuni incarichi la legge può rendere obbligatorio il possesso di certificazioni rilasciate da organismi di valutazione della conformità accreditati. È così, per esempio, per i tributaristi che vogliano assumere la rappresentanza in sede extragiudiziale, per gli addetti alla vigilanza privata, per gli Energy manager dei grandi impianti energivori. A questi sono richiesti un aggiornamento professionale costante, verifica teorica-pratica delle conoscenze di natura specialistica, assenza di provvedimenti disciplinari.

Sono 175 le figure professionali per le quali oggi è possibile richiedere una certificazione accreditata, come risulta dalle Banche Dati Accredia, 125 delle quali riferite a norme UNI di certificazione.

“C’è una maggiore attenzione all’accreditamento – continua Emanuele Riva. Basti pensare che prima della legge in Italia esistevano 4 organismi di certificazione, mentre oggi sono 46 i soggetti competenti per qualificare i professionisti. Le associazioni professionali, per difendere e valorizzare i propri iscritti, hanno approfittato dell’opportunità offerta da questa legge, disciplinando con una norma UNI le competenze richieste per svolgere una determinata professione.”.

L’attenzione per la certificazione accreditata delle professioni e il riconoscimento della sua validità approda anche a Bruxelles.

“In Commissione europea stanno cercando un criterio per inserire le professioni private nel Database UE delle professioni e l’accreditamento è la soluzione – fa sapere ancora Riva. Per intenderci, questo significa che chi vorrà vedere la propria certificazione privata (es. Microsoft, TOEFL…) nel database della Commissione europea (cioè valida ai fini del mutuo riconoscimento delle competenze nell’Unione europea, per la mobilità delle persone) dovrà possedere una certificazione accreditata. Si mettono quindi sullo stesso livello le certificazioni pubbliche con le nostre accreditate. Stiamo portando a livello europeo la nostra Legge n. 4 e il D. Lgs. n. 13 del 2013 “Definizione delle norme generali e dei livelli essenziali delle prestazioni per l’individuazione e validazione degli apprendimenti non formali e informali e degli standard minimi di servizio del sistema nazionale di certificazione delle competenze” – conclude il Direttore di Dipartimento. È solo l’inizio della discussione, ma le premesse sono molto buone e le conseguenze potrebbero essere molteplici, anche sul piano nazionale.”.