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Nuovo Codice Appalti: cosa cambia per la certificazione della parità di genere?

Notizia
28 aprile 2023

Avviata a marzo 2022, la certificazione accreditata a norma UNI PdR 125 è stata un requisito per ottenere benefici fiscali e vantaggi negli appalti pubblici. A distanza di un anno, il nuovo Codice prevede novità per le aziende che partecipano ai bandi.

Il requisito della certificazione della parità di genere per ottenere benefici fiscali e vantaggi negli appalti pubblici è stato oggetto di un intervento normativo, attuato nell’ambito della più complessiva riforma del Codice dei contratti pubblici, recentemente approvata con il D.Lgs. 36/2023.

Quali sono i cambiamenti?

 


Criteri premianti nelle procedure a evidenza pubblica


Mentre il vecchio Codice prevedeva che le stazioni appaltanti indicassero il punteggio premiante attribuito ai possessori della certificazione della parità di genere ai sensi della UNI PdR 125:2022, il nuovo D.Lgs. (art. 108, comma 7) stabilisce che le stazioni appaltanti prevedano un “maggior punteggio da attribuire alle imprese che attestano, anche a mezzo di autocertificazione, il possesso dei requisiti di cui all’articolo 46-bis del d.lgs. 198/2006” (certificazione parità di genere).

In questi termini, la formula elimina il riferimento specifico alla certificazione (accreditata) e amplia le modalità con cui un’impresa può dimostrare di adottare delle politiche per la parità tra i generi, sostituendo un’attestazione rilasciata da un soggetto terzo e imparziale con un’autocertificazione fornita dall’azienda stessa.

Modalità che tuttavia non offre le stesse garanzie della certificazione rilasciata sotto accreditamento, che è una forma di valutazione della conformità effettuata da un soggetto terzo, indipendente e imparziale. L’organismo di certificazione accreditato, infatti, svolgendo la propria attività con un alto grado di competenza, attestata mediante l’accreditamento, offre maggiori garanzie circa l’effettivo rispetto dei requisiti previsti dalla norma di riferimento.

Per poter rilasciare una certificazione ai sensi della UNI PdR 125/2022, in base a quanto stabilito dalle circolari di Accredia, peraltro, anche gli organismi devono possedere un sistema di gestione conforme alla Prassi, oltre che ai requisiti normalmente richiesti per ottenere l’accreditamento ai sensi della UNI CEI EN ISO 17021-1. Come ulteriore elemento di garanzia, il rispetto di tali requisiti è verificato dall’Ente di accreditamento mediante un articolato procedimento che prevede un esame documentale, l’attività di verifica in accompagnamento e le verifiche annuali, volte a verificare il mantenimento dei requisiti stessi nel tempo.

 


Verifica dell’attendibilità dell’autocertificazione


L’art. 108, comma 7, prosegue stabilendo che la stazione appaltante dovrà verificare “l’attendibilità̀ dell’autocertificazione dell’aggiudicataria con qualsiasi adeguato mezzo”.

Ma le stazioni appaltanti, specialmente quelle di dimensioni ridotte, potrebbero non possedere le competenze adeguate a verificare l’attendibilità dell’autocertificazione. La formula “con qualsiasi adeguato mezzo” non fornisce, in questo senso, criteri chiari per la valutazione dei requisiti, disciplinati invece nella PdR 125/2022.

 


Sconto della cauzione


Per i possessori di un sistema di gestione certificato ai sensi della Prassi, il vecchio Codice prevedeva uno sconto del 30% della cauzione non cumulabile con altre riduzioni, che l’operatore economico era chiamato a prestare per partecipare alle procedure di affidamento.

Il D.Lgs. 36/2023, invece, introduce una riduzione fino a un massimo 20% cumulabile con altre riduzioni previste dal Codice, a fronte del possesso di “Certificazioni o marchi”, il cui elenco è contenuto nell’allegato II.13. In tale elenco è inserita, tra l’altro, la Pdr 125/2022. Anche in questo caso, dunque, il possesso di una certificazione della parità di genere porterà meno benefici che in passato.

 


Legge e mercato


Le scelte operate nel nuovo Codice sembrano offrire un grado di tutela inferiore circa il rispetto di corrette pratiche aziendali in materia di parità di genere, a dispetto di un mercato che ha compreso l’importanza del ricorso alla valutazione di conformità di terza parte accreditata, con un crescente numero di imprese che hanno chiesto e ottenuto la certificazione.

A poco più di 12 mesi dalla pubblicazione della Prassi di Riferimento UNI PdR 125:2022, sono infatti 823 i siti aziendali che hanno ottenuto la certificazione del sistema di gestione per la parità di genere e 32 gli organismi accreditati da Accredia per verificarne l’adozione.

D’altronde, da anni il rafforzamento dell’empowerment femminile registra una crescente interesse da parte di cittadini, imprese e Istituzioni, di cui il processo virtuoso di coinvolgimento della normazione tecnica e della certificazione accreditata, avviato con il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), è certamente una dimostrazione. La missione 5 interviene infatti sul fronte dell’occupazione femminile, introducendo proprio il concetto di certificazione della parità di genere.

Tale certificazione è stata inserita nell’ordinamento con la Legge 162/2021, che ha modificato il Codice delle pari opportunità, demandando a un successivo Dpcm la definizione dei requisiti della certificazione e le relative modalità di conseguimento.

Da qui sono partiti i lavori del tavolo che hanno portato alla stesura della PdR 125:2022, che ha previsto la rendicontazione e la valutazione dei dati relativi al genere nelle organizzazioni, con l’obiettivo di colmare i gap attualmente esistenti. L’efficacia della Prassi è stata confermata dal Dpcm 29 aprile 2022, che ha attuato la citata Legge 162/2021 e ha stabilito che i parametri minimi per il conseguimento della certificazione della parità di genere sono quelli previsti dalla PdR 125/2022.

E proprio il Dpcm ha previsto espressamente che, al fine di ottenere la certificazione, le organizzazioni devono far valutare il proprio sistema di gestione da un organismo indipendente, accreditato ai sensi del Regolamento CE 765/2008.