FAQ

Risposte alle domande più frequenti circa il richiamo alle valutazioni di conformità nei bandi di gara, realizzate anche sulla base delle segnalazioni dello Sportello bandi, relative a casi reali desunti da bandi di gara non emessi, emessi o aggiudicati.

Accreditamento

Nel caso in cui si voglia accreditare una propria struttura interna come organismo di ispezione, cosa deve essere indicato nel bando di gara o nella richiesta di offerta?

Accredia è l’Ente unico di accreditamento italiano, pertanto non è necessaria l’emissione di un bando di gara e la richiesta di offerta deve essere rivolta direttamente ad Accredia. Occorre specificare che si richiede l’accreditamento della propria unità interna, ai sensi della norma UNI CEI EN ISO/IEC 17020, dettagliando precisamente i settori/gli ambiti ispettivi e le norme/specifiche di riferimento, come richiesto nel modulo “Domanda di accreditamento” che può essere scaricata dal sito Accredia: Come accreditarsi

E’ possibile richiedere all’organismo di verifica accreditato lo svolgimento di attività di consulenza nel medesimo ambito nel quale l’organismo effettua le verifiche?

No, questa ipotesi è vietata dalle norme internazionali a garanzia della terzietà e dell’indipendenza degli organismi accreditati

Per un laboratorio, è possibile richiedere l’accreditamento presso un ente diverso da Accredia?

L’art. 7, Reg. CE 765/2008, prevede che gli organismi di valutazione della conformità possono chiedere l’accreditamento ad un organismo nazionale di accreditamento diverso da quello di appartenenza – ovvero nel caso di un laboratorio italiano, diverso da Accredia – in casi eccezionali ossia solo ed esclusivamente in una delle seguenti situazioni:

  • qualora lo Stato membro in cui sono stabiliti abbia deciso di non istituire un organismo nazionale di accreditamento e non sia ricorso all’organismo nazionale di accreditamento di un altro Stato membro. Nel caso dell’Italia tale fattispecie non è configurabile, attesa l’investitura di Accredia quale Ente Unico Nazionale di accreditamento;
  • qualora gli organismi nazionali di accreditamento non effettuino l’accreditamento relativamente alle attività di valutazione della conformità per le quali viene chiesto l’accreditamento;
  • qualora gli organismi nazionali di accreditamento non abbiano superato positivamente la valutazione “inter pares” relativamente alle attività di valutazione della conformità per le quali viene chiesto l’accreditamento. Nel caso dell’Italia tale fattispecie non è configurabile in quanto Accredia ha superato la valutazione relativamente a tutti gli accreditamenti che gestisce.
Dovendo redigere un bando di gara (o una richiesta di offerta) per il servizio di Verifica di Ascensori e Montacarichi è sufficiente richiedere che la prestazione sia resa da organismi di ispezione di tipo “A” per la verifica di ascensori?

No. Questa tipologia di servizio, come previsto dal DPR 162/99 così come modificato e integrato dal DPR 8/2015, può essere erogata in alternativa da organismi di ispezione di tipo “A”, purché accreditati per la verifica periodica degli ascensori, oppure da organismi di certificazione di prodotto accreditati per la Direttiva 2014/33/UE “Ascensori e componenti di sicurezza”, autorizzati e notificati dal MiSE.

Una stazione appaltante ha intenzione di affidare lo svolgimento di analisi per le quali è richiesto per legge l’accreditamento da parte dei laboratori che le effettuano (es. acque). E’ necessario circoscrivere la partecipazione alla procedura di affidamento ai soli laboratori accreditati in conformità alla norma UNI EN ISO/IEC 17025:2005 o è possibile prevedere la partecipazione di laboratori non accreditati che si impegnino a conseguire l’accreditamento entro un certo termine?

Ove richiesto dalla normativa vigente, il requisito dell’accreditamento dovrebbe essere ritenuto un requisito di idoneità professionale e, dunque, posseduto – ai sensi dell’art. 83 del D.Lgs. 50/2016 e alla luce della consolidata giurisprudenza in materia – sin dalla scadenza del termine per la presentazione delle offerte e mantenuto per tutta la durata dell’appalto.

Conseguentemente, non appare corretto consentire che alla procedura di affidamento partecipino laboratori non accreditati, che si impegnino a conseguire l’accreditamento entro un certo termine.
Si precisa, altresì, che la tempistica necessaria al conseguimento dell’accreditamento non può essere stimata con certezza, atteso che la durata delle verifiche dipende anche dal grado di maturità e collaborazione del soggetto richiedente.

Avvalimento (appalti pubblici)

E’ possibile ricorrere all’avvalimento per comprovare il requisito del possesso della certificazione di qualità del sistema di qualità ai sensi della norma UNI EN ISO 9001?

Sino al 2014 era prevalente anche in giurisprudenza la posizione – che consideriamo oggettivamente più corretta – che riteneva la certificazione di qualità un requisito strettamente soggettivo e personale, con la conseguenza che lo stesso non avrebbe mai potuto legittimamente formare oggetto di avvalimento. Successivamente l’orientamento è mutato ed è stata riconosciuta la possibilità di ricorso all’avvalimento anche per il requisito della certificazione del sistema di gestione della qualità aziendale, a patto però che venga dimostrata l’effettiva messa a disposizione di tutti gli elementi, complessivamente e organicamente intesi, che hanno concorso al rilascio della certificazione, essendo la stessa inerente ad un determinato sistema aziendale e preordinata a garantire un elevato livello di qualità nell’esecuzione del rapporto contrattuale.
Come ribadito dal Consiglio di Stato (cfr. ex multis Cons. Stato Sez. V, 27-07-2017, n. 3710) “quando oggetto dell’avvalimento è la certificazione di qualità di cui la concorrente è priva, occorre, ai fini dell’idoneità del contratto, che l’ausiliaria metta a disposizione dell’ausiliata l’intera organizzazione aziendale, comprensiva di tutti i fattori della produzione e di tutte le risorse, che, complessivamente considerata, le ha consentito di acquisire la certificazione di qualità da mettere a disposizione. La qualità risulta, infatti, inscindibile dal complesso dell’impresa che rimane in capo all’ausiliaria”. Sarà, pertanto, onere della stazione appaltante accertare che il contratto di avvalimento prodotto nello specifico caso sia effettivamente idoneo a garantire la messa a disposizione dell’intera organizzazione azienda, come sopra specificato.

Nel caso in cui un bando di gara richieda che i beni oggetto di una fornitura siano dotati di una specifica certificazione (nella specie UNI EN 1729:2016) è possibile, in alternativa, fornire una dichiarazione del fabbricante o del concorrente relativa alla conformità del prodotto alle caratteristiche richieste?

La valutazione di conformità sotto accreditamento si fonda su un sistema di controlli posti in essere da organismi accreditati aventi un elevato grado di indipendenza, professionalità e terzietà, che a propria volta sono assoggettati a periodiche verifiche dei requisiti che hanno determinato il rilascio dell’accreditamento.
Per tale ragione l’art. 82 del Codice Contratti prevede espressamente delle limitazioni alla possibilità di fornire “prove equivalenti” alle valutazioni di conformità accreditate.
In particolare, il comma 2 prevede che le stazioni appaltanti “accettano altri mezzi di prova appropriati, diversi da quelli di cui al comma 1 [cioè le valutazioni di conformità accreditate], ivi compresa una documentazione tecnica del fabbricante, se l’operatore economico interessato non aveva accesso ai certificati o alle relazioni di prova di cui al comma 1, o non poteva ottenerli entro i termini richiesti, purché il mancato accesso non sia imputabile all’operatore economico interessato e purché questi dimostri che i lavori, le forniture o i servizi prestati soddisfano i requisiti o i criteri stabiliti nelle specifiche tecniche, i criteri di aggiudicazione o le condizioni relative all’esecuzione dell’appalto.” La giurisprudenza ha correttamente osservato proprio con riferimento alla certificazione UNI EN 1729:2016, (cfr. TAR Napoli sent. 1358/2019) che, in disparte la considerazione che in taluni casi appare altamente improbabile che si possa fornire una prova effettivamente equivalente (ovvero avente lo stesso valore e la stessa attendibilità) di una certificazione accreditata, certamente tale non è una mera “dichiarazione di conformità” non comprovata da idonea documentazione. La “dichiarazione”, sia essa del fabbricante o del concorrente, certamente non risponde a quanto richiesto dalla norma, sia perché manca radicalmente del requisito della terzietà e dell’indipendenza, sia perché non costituisce una “documentazione tecnica” comprovante l’effettiva sussistenza delle caratteristiche richieste. Senza contare che, in ogni caso, la prova equivalente potrebbe essere validamente presa in considerazione solo ove fosse comprovata l’impossibilità di accedere alla valutazione di conformità accreditata per ragioni non imputabili all’operatore economico concorrente.

Prova del possesso di accreditamento/verifica di conformità

Il documento che mi è stato fornito a comprova della verifica di conformità richiesta non riporta il marchio dell’Ente di Accreditamento. E’ comunque una valutazione di conformità accreditata?

Se una valutazione di conformità non riporta il marchio dell’Ente di accreditamento generalmente non è accreditata; vi sono casi nei quali può mancare, se così è stato concordato tra organismo ed Ente di accreditamento. La verifica del possesso da parte dell’organismo dell’accreditamento specifico per la valutazione di conformità oggetto del requisito deve essere verificata nella banca dati di Accredia.

In una gara per l’affidamento di un contratto pubblico, è possibile ottenere la riduzione della garanzia per la partecipazione avendo la certificazione ISO 45001 anziché la OHSAS 18001, esibendo una dichiarazione attestante il fatto che si tratta nella sostanza di certificazione riguardante lo stesso ambito della sicurezza sul lavoro?

La norma BS OHSAS 18001 è stata sviluppata dal British Standards Istitution nel momento in cui non vi era una norma internazionale di riferimento. Tale norma è stata successivamente approvata nel marzo del 2018 e si tratta, appunto, della IS0 45001. Conseguentemente, tutte le organizzazioni attualmente dotate della certificazione OHSAS 18001 dovranno progressivamente migrare alla certificazione ISO 45001. Il termine massimo per operare la migrazione è l’11 marzo 2021, data nella quale le certificazioni OHSAS non saranno più valide. La norma ISO 45001 è più completa della BS OHSAS 18001 e, pertanto, il soggetto in possesso della certificazione di conformità alla predetta norma risponde certamente anche ai requisiti della OHSAS 18001. Ciò premesso, poiché il regolamento D.Lgs. 50/2016 all’art. 93 (come pure all’art. 95 in relazione ai criteri di valutazione delle offerte) fa riferimento espresso alla certificazione OHSAS 18001, sarebbe opportuno che nei propri bandi di gara le stazioni appaltanti specificassero che viene accettata sia la certificazione OHSAS 18001 che la certificazione ISO 45001.

Prova dell’equivalenza (appalti pubblici)

Nel caso in cui un bando di gara richieda che i beni oggetto di una fornitura siano dotati di una specifica certificazione (nella specie UNI EN 1729:2016) è possibile, in alternativa, fornire una dichiarazione del fabbricante o del concorrente relativa alla conformità del prodotto alle caratteristiche richieste?

La valutazione di conformità sotto accreditamento si fonda su un sistema di controlli posti in essere da organismi accreditati aventi un elevato grado di indipendenza, professionalità e terzietà, che a propria volta sono assoggettati a periodiche verifiche dei requisiti che hanno determinato il rilascio dell’accreditamento.
Per tale ragione l’art. 82 del Codice Contratti prevede espressamente delle limitazioni alla possibilità di fornire “prove equivalenti” alle valutazioni di conformità accreditate.
In particolare, il comma 2 prevede che le stazioni appaltanti “accettano altri mezzi di prova appropriati, diversi da quelli di cui al comma 1 [i.e. le valutazioni di conformità accreditate], ivi compresa una documentazione tecnica del fabbricante, se l’operatore economico interessato non aveva accesso ai certificati o alle relazioni di prova di cui al comma 1, o non poteva ottenerli entro i termini richiesti, purché il mancato accesso non sia imputabile all’operatore economico interessato e purché questi dimostri che i lavori, le forniture o i servizi prestati soddisfano i requisiti o i criteri stabiliti nelle specifiche tecniche, i criteri di aggiudicazione o le condizioni relative all’esecuzione dell’appalto.” La giurisprudenza ha correttamente osservato proprio con riferimento alla certificazione UNI EN 1729:2016, (cfr. TAR Napoli sent. 1358/2019) che, in disparte la considerazione che in taluni casi appare altamente improbabile che si possa fornire una prova effettivamente equivalente (ovvero avente lo stesso valore e la stessa attendibilità) di una certificazione accreditata, certamente tale non è una mera “dichiarazione di conformità” non comprovata da idonea documentazione. La “dichiarazione”, sia essa del fabbricante o del concorrente, certamente non risponde a quanto richiesto dalla norma, sia perché manca radicalmente del requisito della terzietà e dell’indipendenza, sia perché non costituisce una “documentazione tecnica” comprovante l’effettiva sussistenza delle caratteristiche richieste. Senza contare che, in ogni caso, la prova equivalente potrebbe essere validamente presa in considerazione solo ove fosse comprovata l’impossibilità di accedere alla valutazione di conformità accreditata per ragioni non imputabili all’operatore economico concorrente.

Nel caso in cui un bando di gara richieda il possesso di una certificazione accreditata EMAS, è possibile produrre in alternativa una dichiarazione resa da un consulente tecnico esterno?

La valutazione di conformità sotto accreditamento si fonda su un sistema di controlli posti in essere da organismi accreditati aventi un elevato grado di indipendenza, professionalità e terzietà, che a propria volta sono assoggettati a periodiche verifiche dei requisiti che hanno determinato il rilascio dell’accreditamento.
Per tale ragione l’art. 87 del Codice Contratti prevede espressamente delle limitazioni alla possibilità di fornire “prove equivalenti” alle valutazioni di conformità accreditate con riferimento al sistema dell’Unione di ecogestione e audit (EMAS).
In particolare, il comma 2, secondo periodo, prevede che le stazioni appaltanti “Qualora gli operatori economici abbiano dimostrato di non avere accesso a tali certificati o di non avere la possibilità di ottenerli entro i termini richiesti per motivi loro non imputabili, la stazione appaltante accetta anche altre prove documentali delle misure di gestione ambientale, purché gli operatori economici dimostrino che tali misure sono equivalenti a quelle richieste nel quadro del sistema o della norma di gestione ambientale applicabile” La giurisprudenza ha correttamente osservato, proprio con riferimento alla certificazione EMAS (cfr. TAR Lazio – Roma sent. 8511/2018) che la dichiarazione di un consulente tecnico incaricato dall’operatore economico concorrente non soddisfa la previsione normativa, in quanto la locuzione “prove documentali” ai sensi dell’art. 87, comma 2, d.lgs. n. 50 del 2016, sta ad indicare in ogni caso un concetto ontologicamente diverso, il quale postula un “quid pluris” rispetto ad una mera dichiarazione di scienza quale quella del professionista incaricato dal concorrente.
Vale la pena sottolineare che la formulazione attuale dell’art. 87 del D.Lgs. 50/2016 – che fa espresso riferimento al sistema delle valutazioni di conformità sotto accreditamento, prevedendo i sopra richiamati limiti alla prova di equivalenza – è profondamente diversa da quella dell’abrogato art. 44 del D.Lgs. 163/2006, nella cui vigenza la giurisprudenza amministrativa era giunta a differenti conclusioni, affermando in sostanza che la valutazione di conformità accreditata avrebbe semplicemente esonerato la stazione appaltante dalla verifica specifica dei requisiti richiesti in capo al concorrente. Tale interpretazione, tuttavia, sarebbe oggi radicalmente contrastante con le disposizioni delle nuove direttive europee, recepite nel citato art. 87 del codice.

Valutazioni di conformità accreditate

Analisi mediche

E’ possibile richiedere che delle analisi mediche siano accreditate? Se sì, quali sono le garanzie che derivano dall’accreditamento?

E’ possibile richiedere che il laboratorio che effettua le analisi mediche sia accreditato ai sensi della norma ISO 15189. L’accreditamento dei laboratori clinici secondo la norma ISO 15189 prevede la verifica dell’adeguatezza del sistema di gestione e della competenza tecnica, in particolare relativamente a competenza del personale, appropriatezza degli esami, corretto prelievo e trasporto dei campioni, idoneità dei locali, confrontabilità dei risultati, adeguatezza dei tempi di risposta e chiarezza dei referti. E’ anche possibile accreditare i prelievi e i POCT, ovvero le analisi mediche eseguite al di fuori delle strutture del laboratorio che possono richiedere strumentazione collocata in prossimità del paziente per l’esecuzione immediata dell’esame. Per POCT è necessario l’accreditamento non solo ai sensi della norma ISO 15198, ma anche della norma ISO 22870.

Certificazioni

Nel caso in cui venga bandita una gara per l’attività di preparazione di pasti e la loro somministrazione, compreso il trasporto di pasti caldi, è corretto escludere un concorrente che presenta un certificato che riporta correttamente lo scopo (preparazione, somministrazione e trasporto pasti) ma indica il solo settore IAF 30 (ristorazione) e non menziona il settore IAF 31 (trasporto)?

La stazione appaltante deve valutare prioritariamente lo scopo del certificato prodotto in relazione all’oggetto dell’appalto. A tal fine, la stazione appaltante dovrebbe contattare l’organismo di certificazione che ha rilasciato la valutazione di conformità e chiedere dei chiarimenti. In particolare, dovrebbe essere richiesto se l’indicazione riportata nel certificato relativamente al trasporto di pasti caldi sia corretta e quando sia stato effettivamente verificato il servizio, chiedendo altresì di fornirne evidenza. Può avvenire, difatti, che l’organismo di certificazione riporti solo il settore IAF principale (nel caso di specie la ristorazione) omettendo di citare i secondari (come nel caso di specie il trasporto).

Nel caso in cui si richieda un servizio di certificazione, è possibile subordinare il pagamento solo all’esito positivo e, quindi, al rilascio della certificazione?

No. Una tale previsione, difatti, potrebbe compromettere l’indipendenza e l’imparzialità dell’organismo di certificazione.

L’art. 30 del D.Lgs. 81/2008 prevede espressamente che l’adozione di un sistema gestionale conforme alla OHSAS 18001, essendo lo stesso considerato rispondente ai requisiti previsti dall’articolo in questione, ha efficacia esimente rispetto alla responsabilità amministrativa dell’ente. Il sistema conforme alla nuova norma ISO 45001 ha la medesima efficacia?

Un sistema gestionale certificato conforme alla norma ISO 45001 – approvata solo nel 2018 e, quindi, successivamente alla stesura dell’articolo citato – è senza dubbio almeno equivalente ad un sistema conforme allo standard britannico OHSAS 18001, risultando anzi maggiormente evoluto e completo sotto il profilo dell’analisi dei rischi e sotto ulteriori aspetti. La norma BS OHSAS 18001 a far data dal l’11 marzo 2021 sarà ritirata e le relative certificazioni non saranno più valide, proprio a motivo dell’avvenuta approvazione del più evoluto standard internazionale ISO 45001. Le imprese dotate di sistema di gestione certificato ai sensi della BS OHSAS 18001 dovranno quindi necessariamente migrare al sistema certificato ISO 45001. Ciò premesso e ferma dunque la sostanziale equivalenza dei due sistemi, sarebbe comunque opportuno che la Commissione consultiva permanente per la salute e la sicurezza sul lavoro, espressamente incaricata dallo stesso art. 30 di indicare gli ulteriori modelli di organizzazione e gestione aziendale che si presumono conformi ai requisiti stabiliti dall’articolo, provveda in tempi brevi a inserire anche il modello certificato conforme alla norma ISO 45001.

Ispezioni

Nel caso in cui si voglia richiedere un’ispezione accreditata, è comunque necessario che vi sia una norma/specifica ben precisa rispetto alla quale verificare la conformità del prodotto/servizio da sottoporre a ispezione? L’attività ispettiva implica la risoluzione delle eventuali carenze riscontrate?

L’attività di ispezione si differenzia da quella di certificazione perché non viene sempre svolta a fronte di una norma/specifica ben precisa, ma può essere condotta anche con riferimento a requisiti generali, attraverso una ponderazione, basata sulla professionalità dell’ispettore. Il fatto, quindi, che si tratti di un ispettore i cui requisiti di competenza, indipendenza e professionalità siano stati verificati nel processo di accreditamento dell’organismo in cui opera diventa un elemento essenziale per attribuire fiducia al risultato dell’ispezione. Va tenuto presente, comunque, che l’attività ispettiva non richiede la gestione e risoluzione degli eventuali aspetti carenti riscontrati durante l’ispezione (cosa richiesta invece con la certificazione, che garantisce la conformità nel tempo, e non solo la valutazione della conformità in un dato istante). Es: ispezionare una nave prima della sua partenza, per scongiurare eventuali criticità durante la navigazione (analisi puntuale), è differente dal certificare che il sistema produttivo in un certo cantiere mantenga nel tempo gli stessi standard di produzione.

Materiali di riferimento

Per la fornitura delle soluzioni idroalcoliche da usare in laboratorio di prova ci si deve rivolgere ad un Laboratorio di Taratura o a un Produttore di Materiale di Riferimento?

Se la fornitura riguarda una materiale di riferimento destinato all’uso previsto di laboratorio, da conservare e maneggiare con particolare accortezza e dovendo esserne garantita la stabilità nel tempo e la omogeneità ad ogni prelievo e fino all’esaurimento, nonché disporre di una data di scadenza, è necessario rivolgersi ad un produttore di materiale di riferimento accreditato che riporterà tali informazioni sui documenti associati al materiale.

Prove

Per quale ragione non è sufficiente richiedere che un’attività di prova o di taratura venga svolta da un laboratorio certificato UNI EN ISO 9001 ed è necessario invece richiedere che l’attività sia svolta da un laboratorio accreditato? Non si tratta comunque di sistemi rientranti nell’operatività del Reg. 765/2008?

La certificazione offre fiducia sul fatto che il sistema di gestione interno al laboratorio sia in grado di gestire correttamente i processi interni di prova e taratura, ma l’organismo che rilascia la certificazione del sistema di qualità ai sensi della norma UNI EN ISO 9001 non effettua alcuna verifica diretta sulla capacità di effettuare le attività di prova, e/o di taratura, al fine di garantire l’affidabilità dei risultati ottenuti né effettua alcuna verifica sulle condizioni che rendono “riferibili” dal punto di vista metrologico i risultati delle tarature.

Prove interlaboratorio

Quali strumenti ha a disposizione un laboratorio accreditato per monitorare l’affidabilità delle prove svolte?

I laboratori accreditati possono accedere alle prove valutative interlaboratorio, gestite da organizzatori accreditati ai sensi della norma ISO/IEC 17043, noti come Proficiency Testing Providers (PTP). Le prove interlaboratorio sono uno strumento di autocontrollo che permette al singolo laboratorio accreditato di mettere a raffronto il proprio operato con quello degli altri, ottenendo un riscontro sull’affidabilità delle proprie prestazioni o sulla necessità di indagare su potenziali problemi.

Tarature

Per quale ragione non è sufficiente richiedere che un’attività taratura venga svolta da un laboratorio certificato UNI EN ISO 9001 ed è necessario invece richiedere che l’attività sia svolta da un Laboratorio accreditato? Non si tratta comunque di sistemi rientranti nell’operatività del Reg. 765/2008?

La certificazione offre fiducia sul fatto che il sistema di gestione interno al laboratorio sia in grado di gestire correttamente i processi interni di taratura. Tuttavia, l’organismo che rilascia la certificazione del sistema di qualità ai sensi della norma UNI EN ISO 9001 non effettua alcuna verifica diretta sulla capacità di effettuare le attività di taratura, al fine di garantire l’affidabilità dei risultati ottenuti, né effettua alcuna verifica sulle condizioni che rendono “riferibili” dal punto di vista metrologico i risultati delle tarature.

Se si vuole una taratura accreditata, quali elementi devono essere contenuti nella relativa richiesta?

Ai fini della richiesta, da parte di un’organizzazione, di una taratura accreditata è necessario specificare, nell’ambito della richiesta di offerta/bando, le informazioni riferite alla grandezza; i tipi di strumenti che il laboratorio può tarare o i tipi di misurazione che esso può eseguire; i campi di misura e le corrispondenti condizioni di misura (per esempio, nel caso delle grandezze elettriche, la gamma di frequenza); le corrispondenti incertezze di misura.

Verifiche

Con riferimento agli impianti elevatori, è corretto che venga bandita un’unica gara per l’affidamento sia delle attività di verifica di cui all’art. 13 e/o 14 del DPR 162 del 30/04/1999 che delle attività di manutenzione di cui all’art. 15 del medesimo DPR?

No, non è corretto.
Deve, difatti, considerarsi che le verifiche di cui agli artt. 13 e 14 citati possono (e devono) essere svolte unicamente dai soggetti nelle medesime norme indicati, ovvero:

  • l’azienda sanitaria locale competente per territorio, ovvero, l’ARPA, quando le disposizioni regionali di attuazione della legge 21 gennaio 1994, n. 61, attribuiscono ad essa tale competenza;
  • la direzione territoriale del lavoro del Ministero del lavoro e delle politiche sociali competente per territorio, per gli impianti installati presso gli stabilimenti industriali o le aziende agricole;
  • la direzione generale del trasporto pubblico locale del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, per gli ascensori destinati ai servizi di pubblico trasporto terrestre, come stabilito all’articolo 1, terzo comma, del decreto del Presidente della Repubblica 11 luglio 1980, n. 753;
  • gli organismi di certificazione notificati ai sensi del presente regolamento per le valutazioni di conformità di cui all’allegato V o VIII ;
  • gli organismi di ispezione “di tipo A” accreditati, per le verifiche periodiche sugli ascensori, ai sensi della norma UNI CEI EN ISO/IEC 17020: 2012, e successive modificazioni, dall’unico organismo nazionale autorizzato a svolgere attività di accreditamento ai sensi del Regolamento CE 765/2008.

Di contro, le attività di manutenzione di cui all’art. 15 devono essere necessariamente effettuate da persona munita di certificato di abilitazione o ditta specializzata ovvero operatore comunitario dotato di specializzazione equivalente che debbono provvedere a mezzo di personale abilitato. Non ci si deve far trarre in inganno dalla circostanza che l’articolo 15 citato faccia riferimento ad una serie di operazioni tecniche, dirette ad accertare il grado di usura di alcune parti dell’impianto e facenti parte della manutenzione, denominandole “verifiche”.
Peraltro, non sarebbe legittimo neppure configurare le due diverse tipologie di prestazioni (le attività di cui agli artt. 13 e 14 da un lato e l’attività di cui all’art. 15 dall’altro) come prestazioni “principali” e “secondarie” nell’ambito di un medesimo affidamento, permettendo così la costituzione di raggruppamenti verticali di concorrenti. Ciò difatti, considerando la separazione (o più correttamente la vera e propria segregazione) dei due diversi mercati di riferimento, da un lato darebbe luogo ad una “artificiosa aggregazione degli appalti”, ovvero l’illegittimo accorpamento di prestazioni oggettivamente differenti (e nel caso di specie tra loro incompatibili), con violazione dell’art. 51 comma 1 ultimo periodo del codice contratti e, da un lato, determinerebbe un regime della responsabilità degli operatori economici nei confronti della stazione appaltante oggettivamente incompatibile con i principi di indipendenza e terzietà che devono essere osservati dagli organismi accreditati.

Dovendo stimare l’importo da porre a base di gara per l’affidamento dell’attività di verifica periodica degli impianti elevatori, ai sensi degli articoli 13 e 14 del DPR 162/99 e s.m.i. è possibile fare riferimento a tariffe o comunque valori stabiliti da Accredia nella qualità di Ente nazionale unico di accreditamento?

No. Tra i compiti attribuiti all’Ente unico di accreditamento non vi è quello di determinare prezzi o tariffe da applicare per lo svolgimento delle valutazioni di conformità da parte dei soggetti accreditati.