Dall’AI alla sostenibilità, la crescita di Accredia e i nuovi ambiti dell’accreditamento

Dalla sua fondazione nel 2009, il numero degli accreditamenti rilasciati da Accredia a organismi e laboratori è praticamente raddoppiato, arrivando a sfiorare quota 2.800. Un bilancio più che positivo per un Ente relativamente giovane, che il Direttore Generale Filippo Trifiletti racconta delineando il presente e il futuro dell’accreditamento delle valutazioni della conformità.

 

Dopo 15 anni di attività, quali sono i risultati da evidenziare e le sfide ancora in corso?

I numeri in crescita sono una testimonianza del valore dell’accreditamento e della sua affidabilità. In questo processo, la svolta più importante l’abbiamo avuta quando sono iniziate le attività negli ambiti regolamentati. Fino a quel momento, gli organismi e i laboratori chiedevano in modo volontario ad Accredia di essere accreditati per avere una migliore funzionalità e proporsi sul mercato con titoli di maggiore affidabilità.

Con l’entrata in vigore del Regolamento europeo 765 del 2008, che ha disciplinato l’attività di accreditamento per la prima volta, in Europa e nel mondo, l’Italia è stata chiamata a dare maggiori garanzie sull’affidabilità delle autorizzazioni concesse ai cosiddetti organismi notificati.

Da quel momento, si è scelto di ricorrere all’accreditamento come forma preliminare di attestazione della competenza degli organismi di certificazione. Siamo partiti con le Convenzioni nel 2012 e, devo dire, in pochissimi anni e partendo da zero, siamo arrivati a essere il primo Paese europeo che ha basato le notifiche sull’accreditamento.

È stato un processo impegnativo e, credo con reciproca soddisfazione, si è instaurato con i Ministeri un rapporto di collaborazione leale in un regime di sussidiarietà: le Convenzioni si sono andate estendendo sempre a nuovi ambiti e oggi copriamo quasi tutti i settori delle Direttive del Nuovo Approccio.

 

Quest’anno Accredia ha anche superato la verifica di peer assessment di EA, il network che riunisce gli Enti di accreditamento di tutta Europa e assicura il funzionamento degli Accordi di mutuo riconoscimento, gli EA MLA. Qual è il loro ruolo?

Si tratta di garantire una sorta di passaporto perché tutte le certificazioni, le prove di laboratorio, le tarature e i rapporti di ispezione emessi in Italia siano riconosciuti validi in tutti i Paesi maggiormente sviluppati nei mercati internazionali.

Sottoporsi alle verifiche di peer assessment significa anche riconfermare la validità e l’importanza di queste reti internazionali a cui Accredia aderisce, sia in ambito europeo che mondiale.

I conflitti che si stanno estendendo senza soluzione, il riaccendersi di una sorta di guerra fredda, le crisi nei rapporti internazionali stanno probabilmente mettendo in crisi proprio il modello della globalizzazione. Si rischia di andare verso Accordi di tipo regionale, che hanno la loro importanza ma che, dal nostro punto di vista, costituiscono un passo indietro.

Ci auguriamo ci possa essere una distensione dei rapporti in l’Europa e nel resto del mondo e che questo possa ridare respiro agli Accordi internazionali, veramente essenziali anche per le imprese italiane che basano moltissimo la loro attività e il loro business sull’export.

 

L’AI Act definisce un modello di gestione dell’Intelligenza Artificiale che utilizza l’approccio basato sul rischio e richiede la garanzia della valutazione della conformità. Qual è l’impatto su organismi accreditati e imprese?

Il Regolamento prevede che ci sia un intervento degli organismi notificati alla Commissione europea, a garanzia della sua applicazione nei cosiddetti settori ad alto rischio. Il che determina per noi una grande responsabilità e la necessità di aggiornarci immediatamente.

A livello internazionale è già stata emanata la norma ISO/IEC 42001, che presto sarà recepita da UNI, che detta le modalità tecniche con cui queste attività di certificazione dovranno essere svolte sotto accreditamento.

È quindi, questo, un mondo in rapida trasformazione in cui vogliamo muoverci in sintonia con le Amministrazioni interessate. C’è, infatti, già una bozza di Decreto Legislativo, approvato in via preliminare dal Consiglio dei Ministri, che definisce la responsabilità primaria per l’attuazione di questa normativa in capo all’AgID e all’ACN, due Autorità con le quali Accredia già collabora attraverso appositi Accordi.

 

È tuttora in corso il recepimento della Direttiva europea CSRD, che introduce nuove regole per il reporting di sostenibilità e rafforza gli obblighi di rendicontazione per alcune categorie di imprese. Cosa succede in Italia?

Si stanno fondando le basi di un sistema in cui le imprese devono garantire la sostenibilità dei propri processi e della propria Governance. Dall’altro, si vuole che questi report di sostenibilità siano affidabili e quindi non autoreferenziali.

Da qui la scelta di sottoporre questi report a una certificazione. In questo caso, l’Unione europea non ha preso una posizione netta e sostanzialmente ha detto che le certificazioni possono essere rilasciate o dalle società di revisione o dagli organismi di certificazione accreditati, lasciando gli Stati membri liberi di decidere.

L’Italia sta scegliendo di puntare solo sull’opzione delle società di revisione e la cosa è un po’ discutibile, anche perché le organizzazioni di impresa e Assonime hanno, invece, sostenuto la necessità di un’opzione più larga. Sia per avere maggiore concorrenza sul mercato, sia per garantire competenze sulle quali le società di revisione non sono esattamente gli operatori più competenti.

La norma italiana non è ancora definita e, probabilmente, si andrà verso un periodo di sperimentazione in cui risulterà importante vedere anche come si muovono gli altri Stati membri. Alcuni dei quali, come la Francia, sono orientati ad aprire il mercato anche agli organismi di certificazione accreditati. Abbiamo rappresentato con molta convinzione le nostre ragioni e vedremo se il Ministero le seguirà, magari accorciando il periodo di sperimentazione rispetto ai tre anni che sono stati impostati.